1963 Dal Concilio
Ai miei Sacerdoti, alle Autorità, ai Fedeli e Amici in segno di gratitudine per gli auguri onomastici e natalizi e come pegno di felicità per ranno Nuovo.
+ Carlo
Ferrari
lo scorso Natale, quando vi
comunicavo le mie impressioni sull'incontro della Terra - Santa e del Papa, non
avrei sospettato di avere, a così breve distanza di tempo, da rendervi
partecipi di una esperienza che non è comune nella vita di un Vescovo: quella
dei Concilio.
Pur rimanendo nell'ambito delle
esperienze religiose e precisamente dei mistero della presenza dell'azione di
Dio che salva il mondo, quella dei Concilio certamente è la più singolare che
possa capitare su questa terra.
Se io penso
che per due mesi, tutti i giorni sono stato a contatto con tutti i Vescovi dei
mondo nella casa dei Padre comune, il Papa, se io ripenso a tutto ciò che ho
saputo di loro e da loro, veramente posso affermare di aver visto la Chiesa.
Sì, io ho visto e ascoltato degli
uomini, ho scoperto delle situazioni e delle preoccupazioni concrete di questo
mondo; e questa è stata una visione diretta di personalità spiccate, di culture
ínsospettate, di espressioni, alle volte drammatiche, di spiriti superiori; e
anche queste cose non si trovano, in uguale misura, in nessuna assemblea di
uomini. Tuttavia non è principalmente questo che ho visto.
Per due mesi
continui è stata tutta una traduzione dal tesoro dei Vangelo di Nostro Signore,
di quella perla di inestimabile valore che è la sua Chiesa.
Gli uomini, le
espressioni, le situazioni, i problemi sono soltanto il rivestimento di un
mistero, cioè di un valore profondo, reale, carico di efficacia divina,
inserito nel mondo per salvarlo.
Prima di partire per il Concilio
vi avvertii perché non vi confondeste al punto di scambiare il Concilio con la
cronaca del suo svolgimento; non so fino a qual punto ci siete riusciti.
Ora oso dirvi
che neppure quell'imponente e solenne manifestazione di apertura,
che attraverso
la televisione vi ha tanto colpito, era una parte sostanziale dei
mistero di cui
vi parlo, ma solo un rivestimento sotto un certo aspetto necessario, sotto
altri forse neppure opportuno.
Chi l'ha visto
dall'esterno poteva ricevere l'impressione di una potenza schiacciante; come
potrebbe ritenersi un valore dei tutto umano la forza della dottrina di un
numero così elevato di Padri conciliari, oppure la loro completa e sostanziale
unità, anche tra le divergenze più vive. Quella non è la Chiesa, quella non è
la sostanza dei mistero.
lo ho visto e
udito quegli uomini, così solenni nei loro ricchi paludamenti, così dotti nelle
loro esposizioni, così forti nella
foro compattezza, tutti protesi a far risplendere sul volto della Chiesa, che
in parte impersonavano, lo splendore che vi ha impresso il suo Salvatore, e che
il tempo e le vicende degli uomini possono avere offuscato.
Atteggiamento di servizio
Avete udito anche voi, fin dal
primo messaggio rivolto al mondo, i Padri protestare che la Chiesa non è nata
per dominarema per servire, dal momento che deve assicurare la presenza nel
mondo di Gesù Cristo, il quale “non è venuto per essere servito ma per servire
“(Matteo 20, 28).
E durante lo svolgimento dei
lavori conciliari essi non hanno cessato di ribadire che il loro potere di
ammaestrare, di guidare, di santificare non li poneva al di sopra dei loro
fratelli, ma precisamente al loro
servizio, ancora secondo l'insegnamento dei Maestro: «il primo tra di voi sia
come l'ultimo ». Ed è ben chiaro nella coscienza di ogni Vescovo dei mondo che,
nella loro persona, ogni segno distintivo va riferito alla trascendenza di Dio
e alla efficacia della sua salvezza e non a loro stessi.
Quale tentazione potrebbe
costituire per degli uomini il numero, la rappresentanza, la posizione, per far
valere le ragioni della verità e dei bene dì cui sono depositari !
Codesta
tentazione non sfiora (che mistero!)
l'anima dei Padri radunati in
Concilio sotto l'azione dello Spirito di Dio.
La loro forza non sono la loro
capacità di persuasione umana, le loro disponibilità di potenza terrena,
economica e politica, la loro organizzazione, la loro forza sta nella loro
debolezza. Ecco il paradosso, ecco il fondo dei mistero ! Più le espressioni di
forza umana scompariranno, più sarà presente ed attiva. la presenza dello
Spirito Santo: « E parliamo non con parole suggerite dalla sapienza umana, ma
con parole suggerite dallo Spirito » (1 Cor. 2, 33) ; « Gli stolti agli occhi
dei mondo Dio ha scelto per confondere i sapienti e i deboli dei mondo ha
scelto Dio per confondere i forti e gli, ignobili e spregiati dal mondo ha
scelto Dio, insomma le cose che non sono per annientare quelle che sono, perché
nessuno possa darsi vanto dinanzi a Dio » (id. 1, 27-29)
Atteggiamento
di rispetto
Al Concilio è stato inteso con lo
stesso interesse e con lo stesso rispetto Techidimbo Raymund proveniente dalla
Guinea come Spellman proveniente da New York; sono organi dello Spirito Santo
quelli che fino a ieri saltavano da un ramo all’altro nella giungla come quelli
che da un secolo si spostano con le macchine; hanno ragioni valide quelli che
riconoscono S. Basilio come Maestro comune quelli che si sono formati su S.
Tommaso; ha diritto di cittadinanza chi si esprime secondo le categorie di
Aristotele come chi si esprime secondo
tutt'altre categorie.
La Chiesa che
si affaccia dal Concilio non è ebrea,
né greca, né barbara; è quella di
Gesù Cristo che è venuto a spargere il
suo Sangue per la redenzione di tutto il mondo e vuole salvare ogni uomo. E' la Chiesa che non si identifica con nessuna civiltà, ma vuole
entrare in ognuna come il lievito, come il Figlio di Dio che si è incarnato
nella nostra umanità.
La Chiesa attua tra gli uomini di
ogni tempo Il senso complesso e completo dei Regno dei Cieli.
Oggi gli
uomini vorrebbero una Chiesa tollerante. una più viva coscienza della dignità
della persona, il valore ben inteso o mai inteso della libertà tendono a
mettere sullo stesso piano verità ed errore, bene e male. Gesù Cristo non ha
inteso così le cose. Egli è l'autentico assertore della dignità umana e della
libertà, ma non dà lo stesso valore al bene e al male, alla verità e
all'errore; è soltanto paziente, è in atteggiamento di attesa verso chi
sbaglia, verso chi fa il male; non dice di strappare la zizzania, come non si
stanca di camminare sulle piste della pecorella sbandata, come non cessa di
attendere il figliolo smarrito.
Ogni uomo che
nasce in questo mondo può diventare un figlio di Dio, ha diritto di entrare
nella Chiesa perché il Sangue dei Figlio di Dio lo ha reso degno. Nel Regno dei
Cieli, cioè nella Chiesa, persino i cani si cibano delle briciole della mensa
dei figli. Questo è il senso delle voci dei Vescovi del mondo che vivono la
vita della Chiesa in tutte le situazioni: nella privazione come nel godimento della libertà, a contatto con
maggioranze incredule e pagane, in mezzo a fedeli o avversari; senza mire di
sopravvento ma ansiosa della salvezza di tutti. E poi dite che la Chiesa è intollerante
!
Predilezione per i poveri
Nell'aula di quello che si può
definire il Parlamento di Dio ritorna per ogni tema la presenza dei poveri.
Non c'è nessun
tono demagogico, non ci sono mire classiste; è ancora una espressione dei
mistero della Chiesa, è la presenza operante dei Salvatore dei mondo, che ha
decisamente affermato che riguarderà come fatto a lui tutto ciò che si fa per
chi si trova nel bisogno, e che di questi è il Regno dei Cieli.
C'è uno
stimolo per ogni Padre conciliare: la carità di Cristo; c'è una norma. « chi
vede il suo fratello nel bisogno e gli chiuderà il suo cuore, come potrà
rimanere in lui la carità di Dio ? ». ( 1 Giov. 3, 17). Come è drammatico
l'accento della voce dei Vescovi che sono Pastori e Padri di popolazioni prive
di libertà, mancanti dei minimo indispensabile per sostentare la propria
esistenza, che soffrono le conseguenze di una pace conservata con una
profusione ingente di ricchezze che si potrebbero trasformare in pane !
E' Gesù Cristo
che grida alla loro coscienza « Ebbi fame e non mi avete dato da mangiare ! ».
E coloro a cui incombe il compito di continuare a piantare la Chiesa si orientano verso il terreno adatto: i
poveri. Ogni bisogno di pane, di difesa, di cura, di bontà dispone a un
sentimento di povertà di spirito, a quell'atteggiamento che tutta la
letteratura profetica dell'Antico Testamento e la predicazione di N. S. Gesù
Cristo hanno indicato come indispensabile per disporsi alla salvezza, la quale
consiste nel riconoscere la propria insufficienza e l'assoluto bisogno di Dio.
Carissimi,
i ho detto le
impressioni più forti che mi hanno colpito durante la celebrazione della prima
Sessione dei Concilio Ecumenico Vaticano lI. Posso assicurarvi che queste mie
intuizioni matureranno in completezza, in vigore, in grazia, alla conclusione del
medesimo.
Di questi
giorni, nei quali la liturgia ci
mette a contatto dell'ineffabile mistero della apparizione in mezzo agli uomini
della benignità e dell'umanità di Dio nostro Salvatore (Il Messa di Natale), è
di estremo conforto constatare che quella “umanità e bontà” è più viva e
presente che mai in questo mondo che adora la forza e vive sotto l'incubo di
essere annientato dalla stessa forza.
Esiste un «
Segno » in mezzo alle nazioni - la bontà, la bontà di Dio, la Chiesa nostra
Madre.
In tale segno
vi rivolgo gli auguri più affettuosi e vi benedico.